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Giovanni Miani

Anche l’Italia dell’Ottocento ha dato il suo contributo all’esplorazione geografica e una delle figure di rilievo è quella di Giovanni Miani.

Di padre ignoto e di una merciaia, crebbe presso la casa di un signore veneziano. La sua educazione fu prettamente ispirata da tale figura che, in seguito, lo lascerà erede. Nella casa del generoso signore, Miani studia le arti e le lettere, ha l’opportunità di viaggiare e matura sentimenti risorgimentali.

A seguito della seconda guerra di indipendenza, Miani giunge esule in Medio Oriente e di qui in Sudan.

E’ proprio dal Sudan che comincia la sua carriera di esploratore: disegna una mappa della regione nilotica che pervenuta alla Società di geografia di Parigi, gli porta vari riconoscimenti e l’incarico di una spedizione alla ricerca delle sorgenti del Nilo.

    Nel 1859, Miani, parte dal Cairo costeggiando il Nilo e arrivando, dopo un lungo e faticoso viaggio, a una delle latitudini più a sud del Nilo: a pochi chilometri dal lago Alberto. Infatti, convinto di aver fallito, decise di tornare indietro non ritenendo giusto approfittare delle sovvenzioni.

    Nel 1871, Miani riceve una seconda missione: esplorare la zona tra il Sudan e il Congo settentrionale, la regione dei Manbuttu e BaNgakoi. Questa missione è commissionata e sovvenzionata dal governo egiziano, ma il loro aiuto, sia economico sia pratico, è scarso. Per i trasporti entro la regione, lo affidano a una carovana di mercanti; l’equipaggiamento è scarso. I mercanti approfittano della situazione privando Miani di tutto e lasciandolo solo in una regione nella quale si diceva vi fossero tribù antropofaghe.

    Vecchio, stanco e malato, Miani muore solo in queste regioni. Alcuni anni dopo, Casati, esplorando la zona, ne ritroverà i resti.

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