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David Livingstone

Tra i viaggiatori più noti spicca la figura di David Livingstone, il quale arrivò in Africa australe nel 1840 come medico missionario presso il deserto del Kalahari, nel villaggio Kuruman. Costretto a partire dopo circa due anni per una sommossa da parte dei boeri, comincia la sua vita da viaggiatore esplorando zone non conosciute.

La sua prima impresa fu inerente all’individuazione del Lago Ngami, riconosciutagli dalla Royal Geographical Society. E’ in seguito a questo riconoscimento che Livingstone intraprende la ‘professione’ dell’esploratore.

    Nel 1851 Livingstone parte dando inizio alla sua nuova carriera e stringe amicizia con i Kololos dello Zambesi.

    Dopo la separazione con la famiglia -la moglie Mary e i figli- il suo obiettivo fu di tracciare una rotta che attraversasse l’Africa del Sud, da costa a costa, evitando i boeri: il programma prevedeva la risalita dello Zambesi, fin dove era possibile, per poi avventurarsi verso occidente e raggiungere l’Atlantico. Il tragitto previsto era di 1800 Km.

    Livingstone organizza, con l’aiuto dei Kololos, una spedizione e nel 1853 inizia la sua avventura. Dove non è possibile navigare lo Zambesi con il battello, Livingstone viaggia a dorso di un bue, ma l’andamento della spedizione via terra è difficile: la vegetazione è troppo fitta e crea disagi non meno del caldo torrido e soffocante.

    La spedizione arriva all’Oceano Atlantico il 31 maggio 1854, Livingstone è sfinito e si ferma per circa tre mesi redigendo un rapporto per la Royal Geographical Society; quando riparte, ripercorre la strada dell’andata.

    Al rientro, Livingstone, traccia i conti del viaggio: tra l’andata e il ritorno ha percorso 4000 Km, ha perso imbarcazioni, provviste, uomini e deviato diversi percorsi. La via non è regolarmente utilizzabile.

    Nel settembre 1855 organizza un’altra spedizione, sempre con l’aiuto dei Kololos, e parte verso oriente. Mentre costeggia lo Zambesi verso valle, il 17 novembre, Livingstone scorge le cascate maestose che battezza “Cascate Vittoria”. Ma nell’attraversare una regione deserta nei pressi delle cascate, si trova a fronteggiare l’ostilità dei bianchi che lo costringono a diverse deviazioni. Arriva sulla costa dell’Oceano Indiano ormai esausto. Nel 1856 la traversata da una parte all’altra del cono meridionale dell’Africa si conclude con il risultato di un ennesimo fallimento: anche la strada verso est è impraticabile.

    Da Quelimane, sull’Oceano Indiano, Livingstone torna in Inghilterra dove si dedica alla stesura dei suoi viaggi e delle sue conoscenze nel libro Missionary Travels and Researches in South Africa.

    Nel 1858, Livingstone parte per l’Africa come console per il Foreign Office e scopre il Lago Niassa, oggi conosciuto come Malawi; ma la missione affidatagli, fondare delle missioni nello Zambesi, fallisce.

    Rientrato in Inghilterra nel 1863, scrive il libro Narrative of an Expedition to the Zambesi and its Tributaries.

    Interessato alla disputa tra Speke e Burton riguardo alle sorgenti del Nilo, Livingstone ottiene il finanziamento dal Foreign Office e dalla Royal Geographical Society per una spedizione nella regione dei ‘grandi laghi’.

    Sbarca alle foci del Ruvuma nel 1866 e, seguendo la pista nord-ovest, arriva ai laghi Niassa e Tanganica. Scopre il Lago Moreo e un suo emissario, il fiume Lualaba che Livingstone ritiene essere il Nilo. Di quest’ultimo, Livingstone, ritiene che il lago Bangueolo, a sud del Moreo, sia la sorgente. Le sue ipotesi non possono essere convalidate a causa di un’improvvisa deficienza fisica e alla contemporanea perdita della cassa dei farmaci. E’ così costretto a ritirarsi a Ugigi sul Tanganica e di là a Lualaba per ridiscendere il corso, ma gli arabi ne intralciano la missione e rientra a Ugigi.

    In Europa si perdono le tracce di Livingstone per tre anni, quando il 10 novembre del 1871, Henry Morton Stanley arriva a Ugigi.

    A inviarlo in Africa alla ricerca di Livingstone, fu il direttore del “New York Herald” di cui Stanley era un inviato speciale. Il direttore statunitense era convinto che se l’impresa avesse avuto esito positivo, il giornale avrebbe ottenuto grande prestigio, come poi avvenne.

    L’incontro tra Stanley e Livingstone passò alla storia per via di una frase di Stanley divenuta celebre: “Doctor Livingstone, I presume?

    I due nutrono subito una reciproca simpatia e decidono di circumnavigare il Lago Tanganica. L’impresa durò un mese e confermò le ipotesi di Burton: il Ruzizi si immette nel lago invece di uscirne, quindi non può essere il Nilo.

    I due si separano nel 1872 e Livingstone si mette alla ricerca delle ipotetiche sorgenti del Nilo raggiungendo la regione del lago Bangueolo. A causa della salute cagionevole, commette diversi errori di orientamento perdendosi.

    Livingstone è convinto che il Lualaba – nel primo tratto il Congo –  e il Nilo, siano lo stesso fiume. Non saprà mai di aver torto.

    Il 1° maggio 1873, Livingstone viene trovato morto a Chitambo, un villaggio della regione Ilala. Venne, poi, sepolto nell’aprile 1874 nell’abbazia di Westminster.

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