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Archive for the ‘Storia’ Category

 

 

 

 

    Il vero nome del re fanciullo era Tutankhaton, poiché nacque sotto il regno di Akhenaton e la sua riforma teologica.

    Dopo la morte del suo predecessore e la riforma che riportava il culto di Amon, assunse il nome di Tutankhamon:

 

Ka-Nekhet-Tut-Mes             I nome o Nome di Horo
Nefer-Hepu-s-GerH Taui    II nome o Nome di Nebti
Renp-Khau-s-Hetep-Neteru  III nome o Nome Solare di Horo
Neb-Kheperu-Ra                 IV nome o Nome Nesu Bat
Tutankhamon V nome o Nome del Figlio di Ra

         

    Intorno alla metà del XIV secolo a.C. vi fu un periodo singolare della storia egizia, denominato dagli studiosi “Periodo di Amarna”, dall’attuale nome della località in cui a quel tempo sorgeva la capitale. Ed è proprio in questa località, il cui antico nome era Akhetaton, che Tutankhamon visse i primi anni della sua vita, alla corte del faraone eretico Akhenaton. E’ opportuno soffermarsi sul significato che la nuova città ebbe nella storia politica e religiosa dell’Egitto.

    A metà strada tra Luxor e il Cairo, nel Medio Egitto, in un’area dove il tavolato calcareo arriva sino alle sponde del Nilo, lungo la riva destra si ha improvvisamente una zona pianeggiante e sabbiosa, delimitata a oriente dall’altopiano roccioso a formare una mezzaluna, dove intorno al 1360 a.C. si trasferì la famiglia reale dalla vecchia capitale Tebe.

    Qui nacque un nuovo culto dedicato a un aspetto dell’antico dio Ra: Aton (il disco), venendosi a formare così un controaltare all’egemonia religiosa dei sacerdoti di Amon.

    Venuti a mancare Akhenaton e, prima ancora, il suo correggente Smenkhara, sale al trono Tutankhamon, il principe di nove anni. La cerimonia di incoronazione si svolse a Menfi, all’insegna del ritorno alle antiche tradizioni.

    Il nuovo sovrano rientrò ad Akhetaton dove visse ancora per alcuni anni con la moglie Akhensenamon. Trasferitosi a Tebe ristabilì il vecchio ordine religioso e restaurò i templi degli dèi antichi con l’ausilio di eminenze grigie quali Aye, Grande Sacerdote di Amon e tutore della regina Nefertiti, e Horemheb, generale delle armate egizie, coloro che gli successero al trono.

    Morì intorno ai 19 anni prematuramente e le cause del decesso sono ancora discusse dagli studiosi.

    Messa in discussione è anche la sua genealogia in quanto non si hanno documenti che riportino il nome dei genitori, benché ormai gli studiosi sono giunti alla conclusione che sia figlio di Akhenaton e della seconda moglie, nonché sorella di Nefertiti, Kiya.

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Storia delle Piramidi

A partire dalla I^ dinastia si diffuse l’abitudine di costruire vere abitazioni sotterranee in cui si riteneva che i morti vivessero la loro vita nell’oltretomba.

Tali tombe erano costituite di uno o più ambienti nei quali, oltre al sarcofago, si usava deporre viveri per il nutrimento dell’anima del defunto. La tomba veniva poi ricoperta di terra a formare un tumulo. Le sepolture assunsero l’aspetto di case sormontate da un soffitto di legno e il loro aspetto esterno è noto attraverso l’ornamentazione dei sarcofagi, raffiguranti la facciata di un palazzo tipico dell’Antico Regno. Questo tipo di sepoltura si protrasse fino alla III^ dinastia.

Dagli inizi della III^ dinastia le tombe dei personaggi più importanti furono costruite in pietra divenendo quelle che gli egittologi chiamano “mastaba”.

La mastaba che appariva in forma di parallelepipedo, era costruita con massi in pietra e si elevava massiccia e non sempre i muri erano ornati.

Sotto il regno di Zoser fu costruita una tomba reale differente grazie all’opera dell’architetto Imohtep: la struttura di base della sepoltura si evolse verso la forma piramidale dando origine alla Piramide a Gradoni. La piramide, infatti, è la sovrapposizione di più mastaba a decrescere.

Successivamente il complesso assunse l’aspetto di una città funeraria circondata da tombe dei membri della famiglia reale e dai cortigiani, da cappelle, magazzini o abitazioni per gli addetti al culto. La piramide mantenne gli elementi costitutivi della mastaba anche dopo aver raggiunto la forma definitiva; conservò, infatti, una camera centrale, originariamente situata sul fondo di un pozzo, e destinata a contenere il sarcofago; dopo i funerali, la camera era sigillata e bloccata.

Agli inizi della IV^ dinastia si cominciò a rivestire i lati della piramide conferendole una superficie liscia; la cappella si trasformò in un cortile che dava accesso a più ambienti tra cui il “serdab” contenente le statue del titolare. Ambienti minori dovevano avere funzione di magazzini per le provviste o per gli strumenti del culto.

Tale schema subì modifiche a partire dal regno di Chefren. Il tempio della piramide fu circondato da un témeos e all’interno di questo recinto fu inserita una piccola piramide secondaria; al tempo di Cheope se ne contano tre. L’ampliamento del recinto della necropoli reale fu destinato ai membri della famiglia del faraone.

La distanza, spesso notevole, tra la piramide situata sull’altopiano e il livello della valle, fu colmata dalla costruzione della “via sacra”, un camminamento che collegava il tempio del culto presso la piramide al tempio della zona sottostante; quest’ultimo era circondato da un grande bacino a forma di “T” che costituiva un porticciolo fluviale dove potevano attraccare le imbarcazioni.

Durante i lavori di costruzione, i battelli, carichi di materiale, approdavano nei porti lungo il canale: quando la costruzione della piramide era completa l’imbarcadero era trasformato in un tempio di proporzioni notevoli; tali templi erano anche collegati con le esigenze del rito funerario.

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    Amenophi IV successe al padre appena quindicenne e mostrò subito di avere una sua visione delle necessità politiche del Paese.

    Fino a quel momento l’impero era stato una fonte di ricchezza da amministrare con un “semplice” sistema di guerre più o meno cruente.

    Le guerre, combattute nel nome di Amon, fruttavano al suo clero ricchezze e tesori a ogni campagna; e il Gran Sacerdote di Amon, che spesso ricopriva anche la carica di visir, era sottoposto al faraone solo in teoria. Si deve alle ingerenze del clero la salita al trono di Tutmosi III ai danni di Hatshepsut.

    Amenophi III fece un debole tentativo di scissione istaurando a Tebe una festa per il dio Aton (il sole come elemento fisico), ma questo timido tentativo di evasione dalla tutela sacerdotale trovò la sua piena attuazione nella politica del giovane Amenophi IV.

    Già nei primi anni di regno il giovane re assunse un nuovo titolo “Primo profeta di Ra-Harakhte”: chiaro tentativo di scartare Amon dalla schiera degli dèi protettori. E successivamente, il faraone fa costruire a Tebe un tempio in onore di Ra, inteso come rivale del dio titolare della città (Amon).

    Amenophi IV, probabilmente stanco della quotidiana opposizione ammoniana, nell’anno 4° del suo regno, fece un atto di forza e tolse a Tebe il grado di capitale, dichiarò guerra ad Amon, cambiò il proprio nome in Akhenaton e trasferì la corte nel Medio Egitto fondando Akhetaton, l’attuale Tell el-Amarna.

    Qui, lontano dai nemici, in una città nuova, per la quale era stato creato un nuovo nômo, il re poté abbandonarsi a una più precisa formulazione del suo dogma.

    Il Sole è il solo dio riconosciuto dall’impero: una città, la nuova capitale, gli è dedicata in Egitto, un’altra in Nubia, una terza in Siria.

    Gli altri dèi sono tollerati o ignorati, eccetto Amon che è bandito: il suo nome è martellato ovunque, anche dai nomi composti. Anche i nomi dei precedenti Amenophi vengono in più luoghi scalpellati o troncati. Le statue del dio sono distrutte. Il clero disperso e i beni incamerati nelle casse reali.

    La portata politica era immensa: del nuovo dio l’unico profeta era il faraone, il quale, riunendo il potere temporale e quello spirituale, era sicuro di aver eliminato il possibile emulo, che era stato rappresentato precedentemente dai sacerdoti di Ra e di Amon.  L’accentramento dell’autorità e la riconquista dei beni valevano lo scompiglio provocato.

    Per l’organizzazione imperiale, si venivano a profilare nuove forme di governo: fino a quel momento la Siria e la Nubia erano state terre di conquista e campi di battaglia; ora una politica di matrimoni e relazioni personali tra Egitto e Asia, impiantano su un’altra base i rapporti tra i potenti.

    Con l’unità religiosa vagheggiata da Akhenaton, i tre Paesi – Siria, Egitto e Nubia – si trovavano a essere moralmente sullo stesso piano, con un unico re, che per tutti e tre rappresentava sulla terra l’unico e comune dio. L’Egitto non è più il Paese dominatore, ma quello dell’amministrazione, praticamente in primo piano, ma teoricamente allo stesso livello degli altri.

    I larghi rapporti tra i vari popoli hanno la più alta espressione in questa agognata società internazionale, che è, allo stesso tempo, la più nobile concezione politica della storia egizia.

    Come documenti, di questa epoca di intensa vita morale, restano i monumenti figurativi, che sono certo tra le cose più belle dell’arte egizia, e un mirabile inno all’Aton, con molta probabilità composto dal faraone stesso.

    Un inno che mostra come tutta la grande politica di questo tempo sia stata ispirata da un profondo senso umano e una rinnovata esperienza morale. Tutte le genti e tutte le terre si fanno uguali davanti alla indifferente attività creatrice del Sole; e non solo le genti, ma tutti gli animali e tutte le cose.

    Il mondo è testimone della gloria divina e, dunque, tutto ha eguali diritti. La lingua dell’inno, che è il volgare neo-egiziano ed è usato per la prima volta proprio in questo periodo, mostra una volontà di immediatezza espressiva, un desiderio di aderenza alla vita in tutte le sue manifestazioni, un fresco bisogno di rifarsi direttamente alle cose che esistono, degne di amore e di ammirazione per il solo fatto che esistono.

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    Gli studi e gli scavi effettuati prima della 2^ Guerra Mondiale e immediatamente dopo, hanno messo a fuoco la problematica relativa al Neolitico e al Predinastico in Egitto.

    Questa presa di coscienza ha fatto sì che studiosi, in anni più recenti, si dedicassero allo studio dell’origine della domesticazione e della urbanizzazione in questa regione, analogamente a  quanto risultava per il Vicino Oriente.

    I risultati ottenuti finora non sono conclusivi, poiché la documentazione disponibile è piuttosto frammentaria. Infatti, la maggior parte delle necropoli e degli insediamenti è stata scavata tra la fine del ‘800 e gli inizi del secolo scorso secondo metodi e paradigmi concettuali dell’epoca. Inoltre, numerosi rapporti non registrano tutte le tombe e mancano di alcune informazioni essenziali quali il sesso e l’età degli inumati, la posizione dei corpi, ecc. Molte tombe furono depredate in epoca antica, per cui alcuni indicatori di ricchezza (oggetti preziosi, vasi di pietra, ornamenti in oro, argento e rame) sono sicuramente scomparsi.

    Intorno agli anni ’80, gli studiosi hanno dato il loro contributo alla ricerca sulle origini della domesticazione che a tutt’oggi non ha una risposta certa come per la Mesopotamia. Molti ricercatori evidenziano che le specie domesticate giunsero in Egitto proprio dal Vicino Oriente; mentre nuove ipotesi valorizzano l’influenza da parte delle aree sahariane.

    Numerosi dubbi ancora permangono circa il processo che portò le comunità predinastiche, proto-rurali, allo sviluppo dello Stato centralizzato.

    Il contributo che l’analisi dei siti predinastici del IV millennio a.C. ha dato alla conoscenza della organizzazione sociale ed economica in questa fase della storia egizia è fondamentale. Insediamenti e necropoli, quali Naqada, Hierakonpolis e Armant, nell’Alto Egitto, sono stati di recente oggetto di revisioni critiche e di testi monografici.

    In una prospettiva, l’indagine è risultata utile anche allo studio dell’origine del fenomeno urbano in Alto Egitto. E’, infatti, noto che documenti delle prime dinastie e, soprattutto, dell’Antico Regno affermano la provenienza del primo sovrano da questa regione.

    Come per la domesticazione, molte ipotesi sono state formulate sul processo di urbanizzazione nella Valle del Nilo. Molti studiosi sostengono che l’Egitto abbia subito l’influenza del Vicino Oriente, dove attestazioni precise documentano il passaggio dal nomadismo, agli insediamenti sedentari e, in fine, alla città-stato.

    Ma se in Mesopotamia si hanno documenti di uno sviluppo graduale, per l’Egitto, data la frammentarietà delle testimonianze, il fenomeno si presenta come un’esplosione improvvisa: dal V al IV millennio a.C. le popolazioni da nomadiche divengono semi-sedentarie e, tra il IV e il III millennio si organizzano in Stato. Da allora l’Egitto, da nord a sud, diviene un unico grande stato centralizzato e ben organizzato.

 

Organizzazione preistorica e unificazione dell’Egitto

    Per tutta l’epoca storica l’Egitto è diviso in due parti, la Terra del Nord (Basso Egitto) e la Terra del Sud (Alto Egitto), a loro volta costituite da una ventina di distretti che hanno ciascuno un emblema che conosciamo grazie a documenti posteriori.

    A partire da un dato momento il carattere puramente geografico di tali distretti sostituisce l’unità mistica del clan.  Così, da una società a regime familiare, si passa a un sistema di stato ancorato alla terra e basato sugli interessi comuni a tutti gli abitanti; da una vita nomade, fatta di cacciatori-raccoglitori, a una sedentaria, formata da agricoltori.

    In un Paese come l’Egitto, in cui la piena del Nilo ha un carattere di periodicità minuziosa, l’organizzazione agricola coincide con uno sviluppo dell’autorità e un raffinarsi del sistema amministrativo.  Pertanto, nel distretto si deve supporre un forte accentramento di potere e, allo stesso tempo, data la dipendenza di un distretto dall’altro, un sistema federativo di una qualche forma che desse una superiore unità a tutto l’Alto Egitto. Per il Delta (o Basso Egitto) il caso è differente: i distretti possono vivere relativamente indipendenti l’uno dall’altro, disposti come sono su un’ampia zona irrigata da molti canali naturali; ma documenti riferiscono l’esistenza di due gruppi principali, uno occidentale, Sais, e uno orientale, Busiri. Il dio protettore di Busiri, rappresentato in forma umana con frusta e bastone ricurvo, è soppiantato da Osiride che ne assume gli attributi. Secondo la leggenda egiziana Osiride è uno degli dèi che ebbero dominio sul Paese intero. Sua moglie divenne Iside e suo figlio, e successore, Horo. Una volta che l’Egitto fu occupato dai seguaci di Horo, questi si scissero in Re del Nord con capitale Buto, e Re del Sud con capitale Nekheb. Dopo un certo tempo, il sud iniziò un movimento di unificazione, occupando a mano a mano tutto il Delta. E’ questo l’inizio del periodo storico e, l’unificatore dell’Egitto, Menes, è anche il fondatore della I^ dinastia.

    Il dilemma degli archeologi è di comprendere la connessione tra Narmer, primo nome reale attestato nei monumenti Hierakonpolitani, e Menes, riferito da Manetone sacerdote del III secolo a.C.

 

I Re Thinita delle prime dinastie

    Le prime due dinastie sono dette Thinita, poiché i primi re provenivano da Thinis, dove fissarono la capitale. Purtroppo questa città non è stata ancora scoperta, infatti, nonostante si conosca la sua ubicazione, al suo posto sono state rinvenute solo le tombe della I^ dinastia.

    Frammenti di annali di questi re mostrano che il Paese era rigorosamente governato da un’amministrazione solerte: ogni due anni si aveva un censimento, sui risultati del quale verosimilmente si calcolavano le tasse.

    Ogni anno era indicata l’altezza della piena del Nilo, di tanto in tanto sono riportate notizie riguardanti scontri di frontiera contro i beduini dell’est e dell’ovest.

  Un attivo spirito di ricerca commerciale spinse gli egizi anche fuori dai limiti geografici del loro territorio, di ciò vi sono attestazioni nel Sinai, ma avvengono spedizioni anche in Nubia per importarne pietre pregiate.

    Si prospetta l’ambito politico successivo: l’Antico Regno.

  

L’Antico Regno: dalla III^ alla VI^ dinastia

    L’Antico Regno è definito Periodo Menfita, perché fu a Menfi che i nuovi sovrani stabilirono la capitale.

    Il primo re della III^ dinastia è Zoser, di lui resta la famosa “Piramide a Gradoni” di Saqqara opera di Imhotep, divinizzato a partire dalla XVIII^ dinastia, è poi identificato in tempi greci con Asclepio; la sua opera di architetto è di straordinaria importanza, poiché si tratta della prima costruzione in pietra.

    La IV^ dinastia ha inizio con Snofru di cui si conoscono le piramidi presso Meidum e Dahshur, con lui inizia la serie dei grandi costruttori di piramidi, come i suoi successori: Cheope, Chefren e Micerino, dei quali restano le maestose piramidi a Giza.  Esse mostrano non solo la forza economica del Paese, ma anche il pieno valore che ha assunto l’autorità regale di fronte al popolo. In questo tempo si consolida la concezione della personalità divina del faraone: Chefren assume il titolo di “Figlio di Ra”, il re, quindi, non è solo il tramite tra il popolo e la divinità, ma è dio egli stesso.

    Della V^ dinastia il fondatore è Userkaf, ma la figura più importante è Sahura che ha lasciato nel suo tempio, testimonianze di vittorie nell’oriente asiatico. Le imprese guerresche in Siria furono rinnovate da Unas, l’ultimo re della dinastia, al quale si deve il lascito di uno dei più bei documenti geroglifici, conosciuto come “Testi delle piramidi”.

    La VI^ dinastia è anch’essa menfita come residenza e come spirito; il suo fondatore è un re di grande energia: Pepi I che riuscì a dare alla sua casata un pieno valore politico, assicurando ai suoi sudditi una vita tranquilla per un lungo periodo. Molti particolari del suo regno sono noti per un’iscrizione rinvenuta ad Abido nella tomba del funzionario Wanej.   

    Pepi II succedette al fratello Menenra, quando aveva appena sei anni e ne regnò circa novantaquattro.

    L’Antico Regno non ha velleità di espansione territoriale, ma si contenta di vivere indisturbato e in buoni rapporti con i vicini.

    Sotto il regno di Pepi II l’unità sociale comincia a frantumarsi: i nomarchi si allontanano dalla corte e il clero si serra nei templi sottraendosi all’autorità centrale.

    Con la fine della VI^ dinastia comincia un periodo oscuro; Manetone riferisce che per la VII^ dinastia si succedettero settanta re in settanta giorni.

    Inizia il I periodo intermedio.

  

Il I periodo intermedio e le dinastie Eracleopolitane

    Con la IX^ e la X^ dinastia la dissoluzione assume una forma più regolata; un nomarca di Eracleopoli si sostituisce ai re menfiti, ma mentre l’Alto Egitto è sotto il suo controllo, il Delta è invaso dai beduini e dagli asiatici.

    Dei re di queste dinastie si sa ben poco, escluso qualche nome, ma documenti provinciali danno di volta in volta un’idea di quali fossero i rapporti fra la corte e i principi.

    Mentre le dinastie Eracleopolitane occupano il Medio Egitto, il Delta è invaso da stranieri e l’Alto Egitto è sotto l’autorità di una famiglia di Hermonthis, una città presso Tebe (l’odierna Luxor), che con il tempo assume un atteggiamento sempre più aggressivo nei riguardi dei vicini settentrionali.

    Dopo secoli di duelli, la disputa è vinta e gli Hermonthi salgono al potere.

 

Il Medio Regno

    La prima dinastia di questo periodo è la XI^ che già regnava in contemporanea con la X^. Il fondatore è Mentuhotep I, ma l’unificazione dell’Alto e Basso Egitto è dovuta a Mentuhotep II dopo quasi un secolo dalla fondazione della dinastia stessa. Dei successivi Mentuhotep restano poche tracce monumentali, come il Tempio Funerario a Der el-Bahari di Mentuhotep III. Questo re energico riprese la politica espansionistica in Nubia e il suo visir: Amenemhat è probabilmente lo stesso che fondò la XII^ dinastia.

    L’avvento al trono di Amenemhat I segna l’inizio di una rinnovata prosperità per tutto il Paese. Uomo di straordinaria energia, appena salito al trono viaggiò per l’Egitto visitando ciascun nomarca e prendendo il possesso del territorio che teoricamente gli apparteneva.  Suo figlio e successore Sesostri I regnò per circa dieci anni al suo fianco. Questa correggenza ebbe un ottimo effetto sul Paese, assicurando una continuità di direttive. Durante tale periodo Sesostri affrontò guerre contro la Nubia riprendendo la politica di Pepi della IV^ dinastia.  Nell’anno 30° del regno di Amenemhat, mentre Sesostri era impegnato in una campagna contro i Libi, gli fu portata, in gran segreto, la notizia della morte del padre.

    Una volta al trono Amenemhat continuò le campagne in Nubia di cui riuscì a sfruttare le miniere d’oro, ma anche le oasi non furono risparmiate e caddero sotto il suo controllo. Come suo padre prese suo figlio Amenemhat II come correggente.

    Dopo tre anni di governo congiunto, Sesostri morì e il successore continuò l’espansione vivificando i rapporti con il Sinai.

    Dopo un anno di correggenza salì al trono Sesostri II e a questi succedette Sesostri III al quale si deve il merito della definitiva concretizzazione del potere sulla Nubia e un canale navigabile a Sehel.  Alla sua morte salì il suo correggente Amenemhat III che si occupò attivamente del Fayyûm. L’interesse per il Fayyûm è caratteristico di questo tempo, tanto che la dinastia scelse come residenza un posto presso Dahshur.

    L’influenza del Fayyûm è visibile soprattutto nel nome dell’ultima regina della dinastia ed erede al trono di Amenemhat IV. Il suo nome Sebeknefrura deriva dal composto di Nefrw-Sobek-Shedity, dove è presente Sobek il dio coccodrillo patrono del Fayyûm.

    Il regno a un certo momento si divide di nuovo in province e si torna al periodo oscuro che aveva preceduto il Medio Regno.

 

Il II periodo intermedio e la calata degli Hyksos

    Negli elenchi non molto chiari della XIII^ dinastia, appaiono diversi Sebekhotep, a dimostrazione dell’origine fayyûmita, ma di certo il loro tempo fu turbato da continui cambi di vertice. Questa situazione si trova anche nella XIV^ dinastia, probabilmente contemporanea della XIII^.

    In questo momento nel Delta orientale per la prima volta un invasore straniero cala da est e vi si stanzia. 

    Sono gli Hyksos, i “Re Pastori” provenienti dalla Siria, a fondare Avaris e a spingersi verso sud occupando tutto il Paese. Il loro regno durò circa due dinastie, ma è probabile che l’ultima abbia regnato parallelamente alla XVII^ dinastia egizia di origine tebana.

    L’ultimo sovrano della XVII^ dinastia, Khamose, portò avanti la guerra di liberazione cominciata dal suo predecessore, ma a riportare la vittoria e l’unità egiziana fu il suo successore Ahmose.

 

Il Nuovo Regno

   Il fondatore del Nuovo Regno e della XVIII^ dinastia è Ahmose, salito al trono attorno al 1570 a.C. dopo aver sottratto Avaris agli invasori. Sul conto di questo sovrano si sa ben poco. Al contrario, si conoscono le imprese del suo successore Amenophi I, che riportò il confine sud fino alla seconda cateratta, assicurò il Delta occidentale e intraprese una campagna espansionistica verso la Siria.

    Il suo erede Thutmosi I spinse i confini sud fino alla terza cateratta, verso est giunse sino all’Eufrate; ma trascurò la politica interna dove si preannunciavano crisi dinastiche.   Thutmosi I era salito al trono per linea materna, così si trovò ad assumere come correggente ed erede la figlia Hatshepsut che sposò il proprio fratello, Thutmosi II, ma alla morte prematura di questi, si pose sul trono come sovrana assoluta. E’ questa la prima regina a farsi raffigurare in vesti maschili, come è ben visibile nelle raffigurazioni del tempio funebre di Der el-Bahari.

La proclamazione ufficiale della regina non bastò a garantirle  il  potere;  le  lunghe controversie politiche, che vedevano come legittimo sovrano suo nipote Thutmosi III, finirono con la sua sconfitta dopo quasi 15 anni di regno.

    Thutmosi III, che fino alla morte di Hatshepsut aveva vissuto in secondo piano, come primo atto eliminò ogni traccia della zia: tutti i monumenti  della regina vennero martellati e i suoi seguaci dispersi.

    Il terzo Thutmosi fu il re più combattivo ed estese i confini in tutte le direzioni; in Asia la potenza era ormai sicura e Babilonesi, Assiri e Hittiti mandavano doni.  Morì dopo 54 anni di regno e gli successe il figlio Amenophi II che rafforzò i confini fino all’Eufrate; il figlio di questi, Thutmosi IV, raccolse l’eredità del padre e sposò, con un gesto politico importante, una principessa Mitannica dalla quale ebbe Amenophi III.

    La salita al trono di questo sovrano ha un peso politico non rilevante, ma quella del suo successore e figlio, Amenophi IV, portò sconvolgimenti politici e religiosi di enorme portata.

    Amenophi IV successe al padre ancora giovane, e mostrò subito la sua insofferenza nei confronti del dio Amon e del suo clero. Le guerre in nome di Amon fruttavano al clero ricchezze a ogni campagna, e il gran sacerdote di Amon era sottoposto al sovrano solo in teoria. A questo punto il re, stanco dell’opposizione ammoniana, fece un atto di forza: fondò Akhetaton, l’attuale Tell el-Amarna, dichiarò guerra ad Amon chiudendo i templi e istaurò il credo di Aton, il disco solare.  A questo punto mutò il proprio nome in quello di Akhenaton.

    Gli successe, alla giovane età di nove anni, Tutankhamon.  Il suo regno fu breve e la sua fama è dovuta al ritrovamento nel 1922 da parte di H. Carter della sua tomba, l’unica a essere stata rinvenuta praticamente inviolata. Tutta la sua vita è avvolta nel mistero: di chi fosse figlio, come sia morto, sono alcuni degli enigmi irrisolti.

    Dopo la sua morte vi fu un breve regno da parte del Gran Sacerdote di Amon: Aye, ma la salita al trono del generale Horemheb cancellò ogni sequenza cronologica e documentaria.

    Salendo al trono, Horemheb cancellò ogni traccia dei regni di Akhenaton, Tutankhamon e Aye; questo è uno dei tanti motivi per cui la ricerca di Carter fu lunga e difficile, e per gli studiosi è impossibile ricostruire tutti gli eventi.

    Con Horemheb si chiude la XVIII^ dinastia e con il suo successore Ramesse I, di cui si ignorano le origini e il diritto di successione, ha inizio una nuova pagina della storia egizia: la XIX^ dinastia.

     Secondo re della dinastia è Seti I, appena sul trono questi marciò contro la Palestina conquistandola con l’aggiunta di alcuni porti fenici.  Strinse un trattato di pace con gli Hittiti e si rivolse alla politica interna.

    Il più grande e importante re di questa dinastia che la storia ricordi è Ramesse II. Di lui restano grandiosi monumenti come quello di Abu Simbel e infiniti testi sulle pareti dei maggiori templi; fra i testi il più frequente è quello riguardante la battaglia di Qadesh.

    Per molti anni si è creduto a quanto Ramesse II aveva fatto incidere: la vittoria del re e dell’Egitto sui nemici Hittiti, fino al momento in cui si è rinvenuto un testo hittita nel quale figurava un trattato di pace tra i due regni. La guerra era durata per lungo tempo e con numerose perdite da entrambe le parti. In Egitto, intanto, la corte cerca di nuovo di uscire dalla tutela di Amon, anche restando Tebe la capitale, si accentua l’importanza del Delta, la necessità di passarvi buona parte dell’anno per ragioni militari, la vicinanza con l’inquieta Siria, porta a scegliere come residenza Avaris che prende il nome di Pi-Ramesse, Casa di Ramesse. La sua posizione, ugualmente distante dall’Egitto centrale e dalla Siria, le dà funzione di capitale di una nuova unità. Tra il regno egizio e quello hittita fu stipulato un altro trattato di pace intorno al 1277 a.C., a suggellare questa pace una principessa hittita fu inviata sposa a Ramesse; conclusa finalmente questa diatriba, il re non ebbe più preoccupazioni militari, esclusa qualche insignificante ribellione in Nubia e nel deserto libico.

    Alla sua morte gli successe il tredicesimo figlio: Merneptah che dovette affrontare una nuova avanzata, quella dei cosiddetti “Popoli del Mare”; in Asia i rapporti con gli Hittiti mutano improvvisamente, Palestina e Siria egizia, con l’aiuto dei Popoli del Mare, si ribellano.  Così nell’anno 3° del suo regno, Merneptah condusse il suo esercito in Asia riportando i ribelli all’obbedienza, tra le popolazioni punite, per la prima volta sulle liste, appare il nome degli Israeliti.

    Merneptah armato di grande vigore affronta le invasioni occidentali, queste benché minacciose e sanguinose ebbero breve durata e per l’occasione fu composto un inno a Merneptah come difensore validissimo dell’impero.

    Alla sua morte i successori non furono all’altezza e l’Egitto cadde in un periodo buio fino al secondo re della XX^ dinastia: Ramesse III.

    Come per Merneptah, il problema per Ramesse III fu quello di contenere le ondate che a brevi intervalli e con tragica ostinazione venivano a frangersi contro la frontiera egizia.

    I Libi si rifacevano minacciosi a occidente; le coste erano battute da marinai predoni. Predoni e Libi si unirono e tentarono un’occupazione del Delta occidentale, ma il faraone, prontamente accorso, distrusse l’esercito e affondò le navi nemiche. La questione libica se non risolta, era rimandata; quando già un analogo pericolo si profilava a nord: i Popoli del Mare avevano invaso la Siria hittita e si dirigevano in quella egizia. Ramesse III riunì una flotta e un esercito e ne ebbe piena vittoria; ma la situazione era tanto più drammatica, quanto più si rivelavano inutili le ripetute vittorie.

    Gli aggressori erano sconfitti o annientati, ma spinti da altre migrazioni, erano costretti a ripresentarsi entro i confini per cercare un luogo dove stanziarsi. La fatica degli egiziani per salvaguardare l’integrità dell’impero assume presto il carattere di una fatica.  Ramesse III era pertanto impegnato continuamente in guerre e rivolte.

    Dopo trentuno anni di regno anche Ramesse III si spense, gli successe il figlio Ramesse IV capostipite di una serie di Ramessidi deboli e inutili.

    L’ultimo dei Ramessidi, l’XI è contemporaneo del principe Smende che governa in un regno costituitosi a nord.

  

L’Età Tarda

   Smende è il fondatore della XXI^ dinastia che istaura la capitale a Tanis, alias Avaris.

    Il periodo tardo è segnato da un succedersi di diverse dinastie straniere, e da avvenimenti di non grande risonanza.

    Così la XXI^ è detta Tanita, la XXII^ e XXIII^ Libica, la XXIV^ Bubastica, XXV^ Etiopica, XXVI^ Saitica.

    Fu l’ultimo re Saitico: Psammetico III ad affrontare i Persiani a Peluso; vinse Cambise che fondò la XXVII^ dinastia.

    I persiani erano in genere rispettosi delle tradizioni religiose e degli usi dei Paesi conquistati, e lo stesso Cambise offrì sacrifici agli dèi egizi e ne restaurò i templi. Per Cambise l’Egitto non era una conquista fine a se stessa, ma una base per un’ulteriore espansione.

    Durante i regni successivi atti di rivolta si susseguirono con più o meno esito.

    L’Età Tarda si chiuse con Nectanebo II della XXX^ dinastia intorno al 341 a.C.

 

Seconda dominazione Persiana

   Artaserse, di origine persiana, fondò la XXXI^ dinastia, il monarca era saggio, tuttavia l’immenso potere e il prestigio guadagnati non erano destinati a durare a lungo. L’ultimo della dinastia fu Dario III, secondo i dati regnò quattro anni ma pare che il dominio persiano cessò la sua esistenza già prima.

  

Conquista Macedone

   Nel 332 a.C. Alessandro Magno arrivò in Egitto e non trovando eccessiva, se non nulla, opposizione, conquistò l’impero.

    Fondò la città di Alessandria che divenne il primo grande porto egiziano. Alessandro governò sull’Egitto per circa dieci anni. Suo figlio, Alessandro IV, chiuse la dinastia Macedone e sul trono d’Egitto salì Tolomeo I, luogotenente di Alessandro Magno.

 

La dinastia Tolemaica

   Tale dinastia prende nome dal primo Tolomeo cui seguirono altri nove Tolomei prima della salita al trono di Cleopatra Berenice III^ con il correggente Tolomeo XI.

    Dopo un susseguirsi di brevi regni tenuti spesso da donne, si arriva all’ultima vera regina egiziana: Cleopatra VII^ Filopatore che regna fino al 30 a.C., anno della sua morte e dell’annessione dell’Egitto all’Impero Romano.

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