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Archive for the ‘Architettura’ Category

La Valle dei Re

I faraoni tenevano alla loro morte così come alla loro vita, non trascurarono, pertanto, la propria ultima dimora, ricavata nel cuore della falesia che domina Tebe Ovest: la sua cima a mo’ di piramide sostituisce quelle costruite nell’Antico e Medio Regno.

Amenophi I dà inizio a un nuovo tipo di sepoltura: la tomba ha una pianta a gomito e sarà mantenuta per la gran parte della XVIII^ dinastia. Un lungo corridoio discendente termina con un pozzo profondo, di là del quale vi è la sala del sarcofago. Il pozzo è una protezione contro i ladri e, al contempo, una cisterna per eventuali infiltrazioni d’acqua. La sala del sarcofago è preceduta da una sala che fa le veci dell’anticamera delle piramidi.

    Da Tutmosi I fino alla fine del Nuovo Regno le tombe si trovano nella cosiddetta Valle dei Re. Qui le tombe sono scavate nella roccia secondo disegni precisi: si scavava fino alla sala del sarcofago al centro della quale erano ricavati pilastri quadrati. All’esterno sono chiuse da una porta tagliata nella roccia: Porta dei Re. Il corridoio discendente cambia continuamente, da un asse curvo sotto Tutmosi III a un angolo retto sotto Amenophi II; poi si spezza due volte ad angolo retto e poi si passa a un asse rettilineo: Canna di Flauto. La sala del sarcofago subisce diverse trasformazioni: le si arrotondano gli angoli per farla somigliare a un cartiglio reale; poi la si raddoppia in anticamera e sala del sarcofago; l’anticamera è posta poco più in alto rispetto alla sala del sarcofago e arricchita da sei pilastri quadrati, tutte le sezioni della tomba sono separate da chiusure in legno.

Le pareti delle camere erano decorate con scene di carattere religioso, che simbolicamente raffiguravano il viaggio di Ra nell’Oltretomba: dopo il tramonto, il dio affrontava i pericoli della notte e i demoni per poter rinascere l’indomani all’orizzonte.

La quotidiana vicenda di Ra che risorge trionfante all’alba, rappresentava per gli antichi Egizi la rinascita del faraone, espressione terrena della divinità solare, ma anche la speranza nell’immortalità dell’anima.

Fino a oggi nella Valle dei Re sono state rinvenute una sessantina di tombe, quasi tutte depredate durante i secoli. Come è noto, l’unica tomba giunta intatta è quella del faraone Tutankhamon.

   Tra le tombe più belle c’è quella di Seti I, lunga 150 m., la sua architettura rituale è divisa in due parti: la prima termina in una piccola sala a due pilastri e precede un pozzo, la seconda termina nella sala del sarcofago che da questo momento ha il soffitto a volta. Tra la XIX^ e la XX^ dinastia l’asse è perfettamente rettilineo salvo alcune eccezioni, scompare il pozzo, sostituito da una sala delle stesse dimensioni e la sala del sarcofago è posta al centro della grande sala a pilastri.

    L’orientamento è diverso per ogni tomba, ma secondo il pensiero religioso del tempo troviamo l’entrata a sud e la sala del sarcofago a nord.

 

La Valle delle Regine

   Questa valle è meno disagevole rispetto a quella dei re ed è più vicina al villaggio dei lavoratori (Deir el-Medina), al quale è collegata attraverso un sentiero che oltrepassa le alture della falesia.

    Lungo il passaggio d’accesso si trovano alcune steli di Ramesse III e incisioni dedicate a Osiride e ad Anubi.

    Le tombe destinate alle regine e ai principi erano di dimensioni più modeste rispetto a quelle dei faraoni e si differenziano anche per i temi raffigurati sulle pareti: il più delle volte scene familiari.

La tomba più bella è quella di Nefertari, moglie di Ramesse II ed è importante soprattutto per le splendide raffigurazioni. La tomba fu scoperta dall’archeologo italiano Ernesto Schiapparelli e restaurata dalla fondazione italiana Memmo. La sua pianta riproduce la seconda parte della tomba di Ramesse II, con anticamera, corridoio con scala, e sala a pilastri con cripta centrale. Una splendida riproduzione in scala si trova nel Museo Egizio di Torino.

    Le altre sepolture si separano nettamente dai vasti palazzi sotterranei dei re, sono solitamente divise su due piani: il luogo di culto e la sala del sarcofago, separati da un pozzo. La parte di culto è quella più importante ed è costituita da un’ampia sala che serve da vestibolo a una stretta e lunga sala, ed è preceduta a sua volta da un cortile.

    Sinora si contano un’ottantina di tombe.

 

La Valle dei Nobili

Le tombe dei dignitari di corte si estendono su tre pianori tra loro contigui. Si distinguono da quelle reali per la semplicità dell’architettura e per i soggetti illustrati: solitamente scene di vita inerenti la propria carriera o il ruolo raggiunto; a volte sono riportate imprese per le quali si è ricevuto un premio o un riconoscimento da parte del faraone.

Le tombe, scavate nella roccia, erano precedute da un corto palco e l’ingresso era, a volte, sormontato da una piccola piramide. Attorno e nel vestibolo erano poste delle steli funerarie con scritte e scene di vita.

 

Deir el-Medina

   Questa parte di Tebe Ovest era una vera città, carat-terizzata da un’ampia zona abitativa per le famiglie di tutti i lavoratori addetti alle sepolture: scavatori, incisori, decoratori, ecc.    E la zona in cui essi stessi venivano sepolti.

    Le tombe di questa zona hanno un’architettura più originale: una piramide in mattoni sopra il portico d’ingresso è imbiancata a calce e sormontata da un “pyramidion” in calcare e, sulla faccia orientale, vi era incastrata una stele arcuata. Si accede in fondo alla cripta da un cortile rettangolare seguito da un pozzo.

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Storia delle Piramidi

A partire dalla I^ dinastia si diffuse l’abitudine di costruire vere abitazioni sotterranee in cui si riteneva che i morti vivessero la loro vita nell’oltretomba.

Tali tombe erano costituite di uno o più ambienti nei quali, oltre al sarcofago, si usava deporre viveri per il nutrimento dell’anima del defunto. La tomba veniva poi ricoperta di terra a formare un tumulo. Le sepolture assunsero l’aspetto di case sormontate da un soffitto di legno e il loro aspetto esterno è noto attraverso l’ornamentazione dei sarcofagi, raffiguranti la facciata di un palazzo tipico dell’Antico Regno. Questo tipo di sepoltura si protrasse fino alla III^ dinastia.

Dagli inizi della III^ dinastia le tombe dei personaggi più importanti furono costruite in pietra divenendo quelle che gli egittologi chiamano “mastaba”.

La mastaba che appariva in forma di parallelepipedo, era costruita con massi in pietra e si elevava massiccia e non sempre i muri erano ornati.

Sotto il regno di Zoser fu costruita una tomba reale differente grazie all’opera dell’architetto Imohtep: la struttura di base della sepoltura si evolse verso la forma piramidale dando origine alla Piramide a Gradoni. La piramide, infatti, è la sovrapposizione di più mastaba a decrescere.

Successivamente il complesso assunse l’aspetto di una città funeraria circondata da tombe dei membri della famiglia reale e dai cortigiani, da cappelle, magazzini o abitazioni per gli addetti al culto. La piramide mantenne gli elementi costitutivi della mastaba anche dopo aver raggiunto la forma definitiva; conservò, infatti, una camera centrale, originariamente situata sul fondo di un pozzo, e destinata a contenere il sarcofago; dopo i funerali, la camera era sigillata e bloccata.

Agli inizi della IV^ dinastia si cominciò a rivestire i lati della piramide conferendole una superficie liscia; la cappella si trasformò in un cortile che dava accesso a più ambienti tra cui il “serdab” contenente le statue del titolare. Ambienti minori dovevano avere funzione di magazzini per le provviste o per gli strumenti del culto.

Tale schema subì modifiche a partire dal regno di Chefren. Il tempio della piramide fu circondato da un témeos e all’interno di questo recinto fu inserita una piccola piramide secondaria; al tempo di Cheope se ne contano tre. L’ampliamento del recinto della necropoli reale fu destinato ai membri della famiglia del faraone.

La distanza, spesso notevole, tra la piramide situata sull’altopiano e il livello della valle, fu colmata dalla costruzione della “via sacra”, un camminamento che collegava il tempio del culto presso la piramide al tempio della zona sottostante; quest’ultimo era circondato da un grande bacino a forma di “T” che costituiva un porticciolo fluviale dove potevano attraccare le imbarcazioni.

Durante i lavori di costruzione, i battelli, carichi di materiale, approdavano nei porti lungo il canale: quando la costruzione della piramide era completa l’imbarcadero era trasformato in un tempio di proporzioni notevoli; tali templi erano anche collegati con le esigenze del rito funerario.

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Abu Simbel

    Sicuramente il tempio rupestre della Nubia più interessante e anche più conosciuto è quello di Ramesse II ad Abu Simbel. Questo “tempio di milioni di anni”, scavato nel luogo dove già esisteva una grotta sacra, in occasione della fine del primo periodo di regno di Ramesse II, è consacrato al divino Ramesse, ipostasi (vale a dire unione della natura divina con quella umana) di un dio Horo locale: quindi il faraone raffigurato e adorato come il dio Horo. L’architetto ha cercato di realizzare un’opera colossale, pur mantenendo l’armonia con il paesaggio circostante; per questo le colossali statue della facciata non stonano con la falesia della collinetta in cui è stato scolpito il tempio stesso.  

   L’orientamento verso est è stato scelto affinché la statua del re, che siede in mezzo agli dèi nel sancta sanctorum, riceva i raggi del sole che sorge in due date precise dell’anno, una delle quali era senza dubbio l’anniversario dell’in-coronazione reale. Per quanto riguarda la pianta, è formata da una sala d’ingresso che corrisponde al cortile tradizionale dotata di pilastri con colossi “osiriaci” finemente eseguiti; in asse con l’entrata c’è il sancta sanctorum e ai due lati si dipanano ambienti usati come sacrestie e magazzini.

All’esterno l’impressionante facciata fu ottenuta scolpendo verticalmente  per   33  m  di  altezza  la  falesia  ed  è formata da quattro colossi seduti, alti 20m; questi sembrano addossati a un pilone affiancato da una cornice e coronato da un fregio di cinocefali (babbuini) che adorano il sole nascente.

Quasi contemporaneo, il secondo speos di Abu Simbel è dedicato alla regina Nefertari, moglie di Ramesse II, ipostasi di una dea Hator locale. Dalla facciata scolpita in pendenza sono ricavate sei alte nicchie da cui sembrano uscire altrettante colossali statue di quasi 10m d’altezza che rappresentano alternativamente il re e la regina. L’interno è costituito da una sala ipostila con pilastri quadrati ornati di sistro[1] e da un largo vestibolo davanti al santuario: nel fondo di quest’ultimo si trovano due pilastri hatorici[2]  tra due sistri.

    Anche questi monumenti rischiavano di essere sommersi dalle acque del lago Nasser e, come per il tempio di Ellessiya, si mobilitarono vari Paesi per consentire il loro salvataggio. Infatti, essi furono spostati dalla loro posizione originale, tagliati in grossi blocchi, e ricomposti più a monte, dove le acque non arrivano.

    Ancora oggi sono visibili i tagli fatti ai monumenti e, soprattutto è visibile la grande cupola in cemento che costituisce l’ossatura delle collinette in cui i templi furono scavati.


[1] Strumento che se agitato emetteva un suono metallico e che veniva usato nelle cerimonie religiose per dare il tempo

[2] L’immagine della dea vacca Hator

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    Per quanto riguarda i “templi a speos” (che sono completamente scavati nella roccia): uno dei più antichi, è il piccolo tempio costruito da Tutmosi III a Ellessiya e oggi al Museo Egizio di Torino, donato dal governo egiziano all’Italia come riconoscimento dell’ottimo lavoro svolto dai nostri archeologi negli anni ’60 nel salvare il cospicuo patrimonio archeologico della Nubia, in pericolo a causa della costruzione della grande diga di Asswan. Infatti, le acque dell’attuale lago Nasser hanno completamente sommerso la Bassa Nubia fino all’altezza di Wadi Halfa, poco a sud del confine tra Egitto e Sudan. La cappella di Ellessiya, costituisce il più antico tempio rupestre nubiano. Come già accennato, fu costruito da Tutmosi III nel 1450 a.C., fu poi restaurato e riconsacrato da Ramesse II e trasformato in chiesa all’avvento del Cristianesimo. Con la costruzione della diga sarebbe stato allagato dalle acque del lago, così una équipe italo-egiziana ha smontato le  pareti  dello speos e la facciata, per poi rimontarli a Torino.

    La decorazione interessava solo le pareti, mentre il soffitto e il pavimento non presentavano nessuna particolarità e per tale motivo nell’attuale sistemazione al Museo di Torino, queste parti sono state ricostruite ex-novo. Lungo le pareti è rappresentata una teoria continua di dèi, sia nubiani sia egizi, con il faraone che fa offerte o che è abbracciato dalle stesse divinità.

    La pianta è molto semplice: l’entrata al centro di una facciata senza decorazioni, immette in un vano di forma rettangolare che continua perpendicolarmente all’entrata con una nicchia, il sancta sanctorum, dove erano poste le statue del re con gli dèi, molto rovinate perché successivamente sostituite con simboli cristiani.

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   Meno visibile, ma ugualmente esistente, la struttura base è presente nei templi funerari. La maggior parte di essi, come abbiamo già detto, si trovano nelle vicinanze delle tombe reali. Tra questi, sono ancora in buone condizioni: il tempio della regina Hatshepsut a Der el-Bahari e quello di Ramesse II, il cosiddetto “Ramesseum”, entrambi siti sulla sponda occidentale del Nilo davanti alla Valle dei Re, di fronte all’attuale città di Luxor.

    Il Ramesseum, tempio funerario di Ramesse II, stupisce per la sua pianta bislunga. Dalle rovine di questo tempio si sprigiona insieme un’impressione di potenza e di grazia. Potenza espressa dall’importanza data dalla collocazione nella cinta attorno al tempio e suddivisi in diversi blocchi, dei magazzini a volta in mattoni crudi, delle abitazioni dei sacerdoti e dei laboratori, del vasto palazzo reale nel lato sud e del piccolo tempio a nord dedicato alla regina Tuja, madre di Ramesse II.

    Il senso di maestà compare anche nei resti delle colossali statue del re che giacciono spezzate nei cortili, soprattutto quella che si ergeva davanti al secondo pilone. Ma sono molto eleganti anche i colossi “osiriaci” ancora  in piedi nell’ultimo cortile e le colonne campaniformi della “navata” centrale della sala ipostila.

    Il  tempio può essere diviso in tre parti: il grande pilone che ne costituiva l’ingresso, oggi scomparso e forse costruito con mattoni crudi che si apriva su una spianata in fondo alla quale s’innalzava un possente pilone in arenaria, ancora in piedi, seguito da un altro cortile.

    Dopo un ultimo pilone, si accedeva, per una rampa a gradini, a un cortile con doppi colonnati che si fronteggia-vano, mentre due file semplici di pilastri “osiriaci” ornavano gli altri due lati. Il colonnato di fondo    (sul    versante    ovest), formava un portico con una fila di colonne davanti al muro della sala ipostila.

    Di pianta basilicale la sala ipostila è seguita da tre piccole sale di cui le prime due sono forse lo sdoppiamento della “sala delle offerte” che precede di solito il vestibolo del santuario.

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Meno visibile, ma ugualmente esistente, la struttura base è presente nei templi funerari. La maggior parte di essi, come abbiamo già detto, si trovano nelle vicinanze delle tombe reali. Tra questi, sono ancora in buone condizioni: il tempio della regina Hatshepsut a Der el-Bahari e quello di Ramesse II, il cosiddetto “Ramesseum”, entrambi siti sulla sponda occidentale del Nilo davanti alla Valle dei Re, di fronte all’attuale città di Luxor.

Il tempio di Der el-Bahari è un hemispeos, ossia un tempio parzialmente scavato nella roccia, il cui stretto santuario che accoglieva la barca di Amon in occasione della “bella festa della Valle”, è scavato nella falesia calcarea, mentre davanti a esso si sviluppano tre terrapieni scaglionati. L’originalità del costruttore è stata quella di concepire in maniera diversa le facciate dei tre terrapieni: le prime due hanno la loro decorazione protetta da un portico.

Il portico inferiore, affiancato da due colossi “osiriaci”, è formato da una fila di semipilastri a otto spigoli, mentre il secondo portico è formato da due file identiche di 22 pilastri quadrati ed è ampliato, ai due lati, dai pilastri della cappella di Anubi a nord e di Hator a sud, che hanno a loro volta i santuari scavati nella roccia.

Nell’ultimo muro, che sostiene la falesia e forma la facciata del santuario, si aprono 18 nicchie alternativamente grandi e piccole; davanti alla facciata si sviluppa un vasto cortile ipostilo.

Il cortile è preceduto da un portico a pilastri quadrati, seguito da una fila di 22 pilastri e fiancheggiato a nord da una cappella solare e a sud da una cappella funeraria dedicata a Hatshepsut e a suo padre Tutmosi I.

Sfingi con il volto della regina, fiancheggiavano il lungo viale che portava al tempio, mentre figure di leoni e lunghi serpenti decoravano le rampe.

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Templi Funerari

    “Tempio di milioni di anni”, così era chiamato dagli stessi Egizi il tempio dedicato al loro faraone. Sorgevano per onorare il faraone defunto e per questo motivo molti sorgono nelle vicinanze delle tombe reali.

   A questo gruppo appartengono, oltre ai templi che si è soliti visitare, quelli a speos e hemispeos; questi ultimi scavati in parte o totalmente nella roccia e presenti, in maggior numero, in Nubia, regione a sud di Asswan.  

   Un esemplare meraviglioso di tempio hemispeos è quello di Hatshepsut a Der el-Bahari. L’architettura di questo periodo non si ferma ai grandi centri dell’Alto Egitto. Esempi di architettura templare sono visibili in Nubia. 

  La Nubia si  sviluppò lungo l’alta Valle del Nilo, e divenne colonia egizia per la grande produzione d’oro.

   

    Attualmente i confini a nord di quest’area sono stati identificati con l’isola di Elefantina, il punto intermedio tra Bassa e Alta Nubia presso Wadi Halfa, mentre a sud il limite è ancora dubbio.

    L’area nubiana è stata considerata notevolmente a causa dello S.O.S. per la salvaguardia di opere architettoniche, che a causa di grandi opere idrauliche, rischiavano di essere perdute per sempre. A motivo della desertificazione, da circa cinquecento anni la popolazione nubiana andava impoverendosi, e questo fu uno dei motivi che spinse alla costruzione della diga di Asswan. Fu in seguito a ciò che si venne a formare il Lago Nasser, che avrebbe finito con il sommergere i templi della zona se non vi fosse intervenuta una équipe internazionale.

    Tra i più famosi templi salvati dalle acque vi è il tempio di Ramesse II ad Abu Simbel. Esso è un meraviglioso esempio di tempio a speos, che con grande perizia fu smontato dalla sua posizione originaria e ricostruito diversi metri più in alto per evitarne la perdita.

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