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Archive for the ‘Etnografia A’ Category

   Geograficamente ed etnicamente l’Africa presenta alcuni caratteri generali che bisogna tenere nella giusta considerazione. Si tratta, prima di tutto, di un continente vastissimo: con i suoi 30.259.000 Km quadrati ha un’estensione pari a tre volte circa l’Europa. Dal momento che quasi tutto il continente è compreso tra i tropici del Cancro del nord e del Capricorno del sud, il clima è caldo-umido, con picchi di temperatura quasi intollerabili per le popolazioni quali la nostra; ovviamente la vegetazione e la fauna risentono di tale caratteristica ambientale. Per quanto riguarda gli abitanti, anche se a prima vista possono sembrare tutti uguali, per gli etnologi si tratta di un complicatissimo miscuglio di ceppi linguistici, popoli e aree culturali: l’Enciclopedia Britannica distingue nel continente cinque grandi culture artistiche (Sudan, Africa occidentale, Africa orientale, Africa centrale, Africa meridionale) e sei ceppi linguistici principali; per uno solo di tali ceppi (quello del bacino Niger-Congo) sono stati individuati ben 890 idiomi diversi, riflettenti quasi lo stesso numero di gruppi tribali.

   E’ logico pensare che ciascun popolo, ciascuna tribù, abbia una sua storia; purtroppo, per molti casi sconosciuta. Una ricostruzione che tenga conto di fatti, nomi, località precise è possibile per pochi grandi regni. Esistono comunque alcuni dati comuni a tutte le civiltà africane, validi anche per aree assai distanti tra loro geograficamente e per popoli ancora più diversi tra loro di quanto non lo siano norvegesi e italiani.

   Il primo di tali elementi comuni può essere individuato nella struttura sociale più elementare, il clan a base familiare che poi dà luogo alla tribù: è una costante che accomuna sia popoli nomadi, che seguono la migrazione delle antilopi o altri animali di cui vanno a caccia, sia i sedentari dediti a una primitiva agricoltura. I piccoli gruppi tribali sono fondati sulla uguaglianza dei guerrieri e retti da un capo, che proprio nella consultazione con i suoi guerrieri, trova il limite al proprio potere assoluto. Solo nelle tribù maggiori, che aggregano vari clan, si registra un potere regale centralizzato più organizzato e più assoluto. Al vertice di tali organizzazioni in tribù, sono i regni più complessi e meglio strutturati che risentono dell’influsso musulmano o che hanno una struttura di confederazione militare, come accade presso gli Ashanti o, a sud, tra i Bantu.

   Un secondo elemento che accomuna le popolazioni dell’Africa nera è la religione: l’animismo domina ovunque, anche dove l’influenza islamica è presente da secoli, con i suoi riti più o meno primitivi. Per spiegare i complessi fenomeni naturali di cui non riesce a cogliere i meccanismi, l’uomo primitivo immagina che spiriti buoni e spiriti maligni dimorino nelle cose che lo circondano: gli alberi, i fiumi, le cascate, il tuono, la pioggia. Questa concezione religiosa spiega il posto di prestigio riservato, nelle società primitive dell’Africa, allo stregone, alla magia, ai talismani, ai tabù, ai riti che contrassegnano lo scorrere del tempo e della vita umana.

   Per comprendere meglio le vicende dell’Africa nera bisogna anche tener presente che risultano impropri i termini come “regno” e “impero”, se intesi nel tradizionale significato di stati a struttura centralizzata con confini precisi, ben delimitati.

   La situazione dell’intero Continente Nero è stata efficacemente paragonata dagli storici a quella dell’Europa nei secoli delle grandi migrazioni dei popoli germanici: una situazione fluida, un continuo formarsi e sciogliersi di stati, legato agli spostamenti di intere popolazioni. Spostamenti a loro volta connessi allo scarso valore che gli africani, nomadi per eccellenza, attribuiscono al terreno, alla proprietà dei campi. A differenza degli europei, fermi a un concetto di proprietà terriera che dipende dalla possibilità di migliorarla col proprio lavoro, gli africani non sono legati ai campi, anche quando sono dediti a una rudimentale agricoltura: ignorano la rotazione delle colture e quando il terreno, sfruttato a fondo, si è impoverito irrimediabilmente, si spostano in un altro luogo. Il villaggio non è legato alle terre che lo circondano, ma agli uomini e al bestiame, e può spostarsi con loro.

   Altri elementi comuni ai popoli dell’Africa nera sono la capacità di vivere in un ambiente estremamente difficile e la grande abilità manuale pur in presenza di limitate conoscenze tecniche. Proprio questa capacità di esprimere se stessi e un’originale spiritualità costituisce, per chi affronta da profano il mondo complesso delle civiltà africane, un sicuro punto di riferimento che aiuta a capire meglio quello che è stato definito “il pianeta Africa”.

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